Franco Frigo
Franco Frigo (Cittadella, 13 agosto 1950) è un politico italiano.
Laureato in ingegneria a Padova e in architettura a Venezia. Tra il 1992 e il 1993 è stato presidente della regione Veneto.
Nel 2005 viene rieletto in Consiglio Regionale del Veneto risultando il candidato più votato dell’opposizione con 22.337 voti di preferenza. Componente della I e II commissione consigliare è Segretario dell’Ufficio di Presidenza.
Tra i fondatori del Partito Democratico sostiene la candidatura di Enrico Letta.
Le risposte di Franco Frigo alle nostre domande:
Europa e Integrazione europea
1) Secondo lei, l’obiettivo dell’Europa deve essere la creazione di uno Stato Federale Europeo? Lei è favorevole a questa prospettiva in tempi brevi?
L’obiettivo dell’Europa deve essere la creazione dello Stato federale. Purtroppo, la recente riscoperta di nazionalismi, anche sotto forma di protezionismi economici nazionali, ne impedisce la realizzazione in tempi brevi.
2) Quali sono i tre principali settori dove, secondo lei, i poteri del Parlamento Europeo dovrebbero essere rafforzati ed estesi?
A- Innovazione, tecnologie, ambiente. Per uscire dalla crisi con un progetto che garantisca un futuro solido, moltiplicando le comunicazioni, avviando produzioni competitive, riducendo la dipendenza energetica, migliorando la qualità dell’ambiente.
B- Libertà economica. Bisogna rinnovare la politica economica europea, senza escludere interventi pubblici, incrementando i sostegni comunitari all’economia reale. Bisogna favorire una produzione competitiva rilanciando ricerca e innovazione.
C- Immigrazione. Bisogna costruire una politica europea dell’immigrazione che armonizzi le legislazioni, favorisca il coordinamento per una risposta senza paura alla sfida della globalizzazione, garantisca la libera circolazione delle persone, e la loro integrazione, ma che nel contempo sia in grado di salvaguardare la sicurezza di tutti.
3) Lei è d’accordo con l’affermazione secondo cui la mancanza in seno al PE di un forte gruppo parlamentare realmente europeista sia una delle ragioni del rallentamento del processo di integrazione europea?
Non so: su questo potrò essere più preciso se sarò eletto all’Europarlamento. Credo che sia forte la presenza di parlamentari europeisti, anche se probabilmente ci sono stati in quest’ultimo decennio atteggiamenti preoccupanti anche tra gli eletti di Paesi, come l’Italia, tradizionalmente molto europeisti. Tutti ricordano l’euroscetticismo dei governi di Berlusconi e dei suoi ministri, leghisti in testa: ecco, le forme di euroscetticismo fanno male all’integrazione europea, soprattutto quando vengono contrabbandate come modo di sentire di una maggioranza.
4) Secondo il suo punto di vista, cosa bisognerebbe fare per incentivare e favorire il processo di integrazione europea?
La prima cosa da fare è varare la Costituzione europea. Poi occorre dare concretezza alla politica estera dell’Unione, infine bisogna tenere saldamente in pugno l’unità monetaria, essenziale per consolidare l’integrazione, come si è visto anche nelle recenti vicende della crisi economica mondiale.
Diritti Civili
1) Secondo lei, sul tema dei diritti civili, l’Europa dovrebbe poter stabilire delle linee guida che tutti gli Stati europei devono poi rispettare?
Questo è l’aspetto più delicato dell’integrazione, perché all’interno dei 27 vi sono ancora sensibilità molto diverse, che si alimentano di esperienze storiche e convincimenti religiosi, come dimostra lo stesso dibattito che si apre in Italia ogni volta che si tocca un tema sensibile. In questa materia le linee guida vengono già dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e dalle Costituzioni nazionali, nonché dalla coscienza dei cittadini. Certo, potrebbe essere utile una Carta europea dei diritti, se fosse possibile una seria e ampia attività costituente. Ma sembra che già le esperienze degli ultimi anni spingano alla prudenza.
2) Sul testamento biologico, lei sosterrebbe in Europa, se ne avesse la possibilità, una legge di indirizzo basata sugli stessi principi del progetto del Senatore Ignazio Marino?
Ogni legge va vista nel momento in cui la si discute, e nel contesto in cui si colloca. E su questi temi io non ho ricette ideologiche, ma faccio ricorso di volta in volta a quello che mi dice la mia coscienza. La proposta Marino mi pare una buona base di partenza.
3) Si batterebbe in Europa per ribadire che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali?
Dipende, visto che nessuna persona di buon senso può immaginare alle due fattispecie una uguale natura di coppia. Se si tratta di garantire uguali diritti sociali (comunione dei beni, successione ereditaria, assistenza reciproca in ospedale, ecc.) a tutte le persone che convivono stabilmente in coppia, indipendentemente dalla natura della diverse scelte sessuali, sono d’accordo. Se si vuole chiamare matrimonio quello che matrimonio non è, non sono d’accordo.
4) Qual e’ secondo lei il giusto equilibrio tra il rispetto dei diritti e il rispetto delle coscienze individuali?
Non c’è una formula per rispondere a questo quesito, generalmente si è chiamati a decidere di volta in volta, caso per caso, e la decisione ultima dipende spesso anche dall’ambiente cui si riferisce. Sappiamo tutti che la libertà è tale finché non si trasforma in licenza, i diritti solo tali finché non ledono la possibilità altrui di scegliere, le scelte di coscienza non dovrebbero riguardare gli altri, ma sé stessi. Poi c’è anche la partecipazione a una coscienza collettiva, quella che elabora le regole che valgono per tutti, rispettando principi di etica che vanno anche al di là del convincimento religioso.
Sicurezza sul lavoro, salario minimo, Welfare
1) Alcuni Stati europei sono contrari ad una regolamentazione europea dei diritti dei lavoratori. Di fronte ad una ipotetica minaccia, da parte di alcuni Paesi, di uscire dall’Unione nel caso in cui si andasse in quella direzione, lei privilegerebbe l’estensione dei diritti o il mantenimento di tutti i membri?
La politica è l’arte di combinare le diverse esigenze. Non può esistere un’alternativa così drastica come quella che presentate. È evidente che la compattezza dell’Unione è un bene da difendere, l’estensione dei diritti dei lavoratori è un bene da conquistare. Prima è venuta l’Europa dei governi e dei commerci, poi s è cercato di costruire –e il processo è ancora in corso- l’Europa dei cittadini e della sicurezza sociale.
2) Il PD ha riconosciuto come battaglie centrali negli ultimi mesi quelle per il salario minimo e la sicurezza sul lavoro, oltre a quelle da sempre portate avanti nei campi della salute e del Welfare in generale. Secondo lei, è pensabile l’idea di un “welfare europeo”, ovvero di stabilire delle garanzie minime per i lavoratori e i cittadini degli stati membri? Quale potrebbe essere un obiettivo realistico in questa direzione, e come potrebbe essere conseguito?
Credo che sarà la stessa situazione di crisi che l’Europa sta vivendo a consigliare la proposta di un “welfare minimo europeo”, se si vuole uscire dalla recessione. Non sono Roosevelt per poter fare proposte di tale portata, ma credo che l’Europarlamento sia la sede ideale per affrontare un tema come questo, posto che anche la Commissione se ne occupi e avanzi proposte concrete. Ma non è la stessa cosa parlare di sicurezza sul lavoro, di salario minino, o di diritto alla salute. Ho sempre pensato che la sicurezza sul lavoro sia un diritto irrinunciabile, mentre per il salaria minimo siamo sulle conquiste si una società avanzata, ed è difficile stabilire se l’Unione oggi sia sufficientemente omogenea al suo interno per realizzarla. Quanto alla salute, e alla previdenza, credo che anche qui ci sia ancora molto da fare in fatto di omogeneizzazione.
Ambiente, Trasporti ed energia
1) Secondo lei, le politiche per la lotta al surriscaldamento globale dovrebbero essere incoraggiate anche se a discapito della crescita economica e dell’occupazione ?
Non credo che in questo, come in altri argomenti, la scelta sia sempre drasticamente collocata tra due antipodi. In Europa, come in Italia, dobbiamo occuparci di avere una crescita economica sostenibile e un’occupazione che garantisca benessere. Oggi viviamo la decrescita, e sogniamo tutti la ripresa che, ci dicono dovrebbe vedersi fra un anno e più. Forse, allora, questa è l’occasione giusta per immaginare una ripresa economica che sia legata anche alle politiche per la lotta al surriscaldamento globale, attraverso il potenziamento di quella che viene chiamata l’”economia verde.” Per il resto, la battaglia per la sostenibilità è indispensabile.
2) Oggi “i fondi comunitari dedicati a tutelare l’ambiente sostengono vari progetti, quali la costituzione di economie rurali, competitive e rispettose dell’ambiente, con la maggior parte dei fondi destinati agli agricoltori, l’adeguamento del settore della pesca all’impoverimento degli stock di pesce, o i programmi ambientali che incoraggiano la tutela dell’ambiente in tutti i progetti politici.” Secondo lei, sarebbe giusto spostare una parte di questi fondi ambientali da pesca e agricoltura al sostegno delle energie rinnovabili? Se si, quanti di questi fondi (una piccola parte/una buona parte/la maggior parte).
Credo che il tema vasto e complesso del bilancio comunitario meriti più di qualche intervento, anche alla luce della vicenda economica che stiamo attraversando. E sappiamo tutti che è sempre stato un bilancio squilibrato a favore si di alcune produzioni del settore primario. Certamente occorre intervenire per sostenere l’innovazione e la ricerca nel settore ambientale, senza però fare il gioco della coperta troppo corta, lasciando scoperti contadini e pescatori. Probabilmente sono i 27 Paesi che devono aumentare i loro contributi al bilancio europeo, così da permettere i necessari interventi.
3) In considerazione delle peculiarità dei prodotti enogastronomici e delle biodiversità agricole italiane, e di quanto esse rappresentano in termini di ricchezza nazionale e di incentivo alla nostra offerta turistica,
crede che gli europarlamentari italiani dovrebbero fare blocco per difenderli se necessario? Secondo lei, in casi come questi è più importante privilegiare l’interesse nazionale o la solidarietà come gruppo europeo?
Sì, credo che gli europarlamentari italiani dovrebbero far blocco per difendere a Strasburgo la produzione agricola di eccellenza del nostro Paese e le sue opportunità turistiche. Per quelli del Nordest lo considero ancora più importante, considerando la peculiarità della loro economia e della loro esperienza collettiva. Come fare per sganciarsi dalla disciplina dei gruppi parlamentari? Se si vuole, lo si fa, lo si comunica e lo si difende.
4) La questione del nucleare e’ abbastanza complessa e riguarda, tra gli altri, costi effettivi (costruzione, mantenimento e funzionamento, smantellamento), messa in sicurezza degli impianti e delle scorie prodotte, tempi di costruzione, comprendente anche l’accettazione da parte delle popolazioni vicine al luogo interessato, e gas serra, in un delicato bilancio che non sempre risulta a favore delle centrali a fissione rispetto ad altre forme di energia alternativa. A suo modo di vedere, in un programma europeo per la differenziazione delle fonti energetiche, quale ruole deve essere riservato al nucleare ? E perché ?
È evidente che nel contesto di un programma europeo, il nucleare non può mancare, perché è già una forma utilizzata per differenziare le fonti energetiche. È altrettanto evidente che prima bisognerebbe parlarne, e non fare come il governo Berlusconi che firma accordi alla cieca con i francesi, acquistando centrali per il futuro in cambio di non si sa che cosa. Probabilmente quelli della sicurezza degli impianti e dello smaltimento delle scorie sono i primi due temi da affrontare. In questo senso la sede dell’Europarlamento potrebbe offrire un’occasione di approfondimento e di dibattito che nel Parlamento nazionale non si vede.
Libertà d’informazione
1) Secondo lei, il problema della concentrazione del potere mediatico all’interno dei singoli Paesi europei deve essere affrontato principalmente come un problema legato all’antitrust e alla concorrenza, oppure come un problema legato alla democrazia? In ogni caso, crede che si dovrebbero stabilire a livello europeo dei tetti pubblicitari per i diversi mezzi di informazione (TV, carta stampata, internet, etc.)?
È dal 1994 che nel nostro Paese di parla di questi temi, senza cavare un ragno dal buco. Perché dovrebbe essere Strasburgo che ci risolve il problema. Sappiamo tutti che avere un premier come Berlusconi, magnate dell’informazione prima che uomo di governo, crea un’anomalia cha può trovare analogie soltanto in qualche Paese del Quarto mondo. Quanto a regole europee per la pubblicità, tutto è possibile, non finché Berlusconi siederà nel Consiglio Europeo e avrà la possibilità di mettere persone di sua fiducia nella Commissione. Vi ricordate il ministro Gasparri?
2) Secondo lei le regole minime sugli standard di democrazia per i Paesi della UE, anche per Paesi che ne fanno già parte, devono considerare anche i temi della libertà d’informazione? A suo giudizio, la situazione italiana come dovrebbe essere valutata secondo criteri in questo campo (normale, delicata, grave, molto grave)? E secondo lei come dovrebbero essere affrontate eventuali violazioni di questi standard da parte di Paesi già membri?
In Europa siamo già sulla bocca di tutti per l’emergere di situazioni di razzismo e di intolleranza, non credo serva a qualcosa sbandierare anche i limiti della nostra libertà di informazione. Non credo che sia possibile fare a Strasburgo tutto quello che in 15 anni non siamo stati capaci d fare a Roma.
3) Cosa ne pensa della possibilità, di cui si parla in questi giorni, di emanare leggi che in qualche modo limitino e controllino il flusso di informazioni su internet?
Tema troppo complesso per essere liquidato in una battuta. Esiste già la polizia postale, probabilmente sarebbe utile anche una regolamentazione europea che segnali possibili reati, ma per il resto lascerei alla rete la normale libertà che non offende i diritti altrui. Il progresso non deve spaventare, anche se qualche riflessione sui suoi effetti è utile di tanto in tanto.
Impegni personali se verrà eletto
1) Oggi i dati sulle assenze dei singoli deputati europei sono riservati. Lei è disposto ad impegnarsi a rendere pubblici i dati riferiti alla sue assenze? E’ favorevole a votare una modifica dei regolamenti perché il Parlamento Europeo renda pubblici questi dati per tutti i deputati?
Una sola risposta: sì
2) Lei personalmente a quale raggruppamento europeo vorrebbe aderire nel PE: PSE, ALDE, o un altro da creare?
Se eletto, aderirò al gruppo che raccoglierà i riformisti e quindi lavorerò per costituire il gruppo PD-PSE.
3) Attualmente il conservatore José Manuel Durao Barroso con l’appoggio unanime del PPE (suo partito di appartenenza) e di una parte sostanziale del PSE sembra essere destinato ad un secondo mandato come presidente della Commissione Europea. Lei è d’accordo? Non pensa che le forze europee riformiste e di sinistra debbano promuovere un candidato che sia espressione di una Europa diversa da quella rappresentata dal candidato conservatore portoghese?
Penso che tutte le battaglie riformiste siano buone, e quindi anche quella per togliere un conservatore dalla guida della Commissione europea. Non sarebbe male che le forze riformiste promuovessero un candidato espressione di un’Europa diversa.


