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Simona Caselli


Simona Caselli

Simona CaselliNOTA BIOGRAFICA

Simona Caselli ha 47 anni, é nata e vive a Parma. Il suo compagno, Roberto Gilmozzi, astrofisico di fama internazionale, è costretto a vivere a Monaco di Baviera per motivi di lavoro.

PROFESSIONE

Dopo la laurea in economia e commercio, conseguita con lode presso l’Università di Parma, con una tesi di politica economica sui Modelli di Economia Partecipativa, ha frequentato la Scuola di Direzione Aziendale della Bocconi per la specializzazione in Direzione e Politica Finanziaria.
E’ iscritta all’Albo Nazionale dei Revisori Contabili e fa parte dell’AIRCES (Associazione Revisori Contabili dell’Economia sociale)

Parla 3 lingue: un inglese ottimo ed un buon livello di francese e spagnolo.

Dopo aver lavorato per Legacoop Parma dal 1985 al 1992 come Responsabile Finanziario provinciale è passata al CCFS Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo (www.ccfs.it), dove ha svolto dapprima il ruolo di Tesoriere quindi come dirigente, quello di Direttore Commerciale e Sviluppo.
CCFS è la finanziaria nazionale di intermediazione di Legacoop, é uno dei maggiori finanziatori italiani del sistema cooperativo ed è tra i fondatori della Banca Etica; fa la “finanza utile”, che non crea denaro da denaro o da speculazioni, ma che indirizza le risorse finanziarie verso idee e progetti che si traducono in investimenti e in lavoro delle persone, finalizzato a creare patrimoni cooperativi intergenerazionali.

E’ docente ai master in economia cooperativa dell’Università Roma 3 e dell’Università di Bologna. Viene inoltre chiamata molto frequentemente dalle associazioni di settore o da varie strutture territoriali a tenere seminari sui temi della finanza d’impresa in diverse zone d’Italia.

Fa parte della Direzione Regionale di Legacoop e della Commissione Regionale delle Pari Opportunità dell’organizzazione.

Si occupa da tempo attivamente di difesa dei diritti dei consumatori: da tempo i rappresentanti dei soci Coop della provincia di Parma la eleggono – con voto segreto - alla carica di Consigliere di Amministrazione di Coop Consumatori Nordest, che figura tra le prime 50 imprese italiane per dimensione (700.000 soci, circa 1,2 miliardi di euro di fatturato consolidato, oltre 90 punti vendita, oltre 5.000 dipendenti) e che si connota per una intensa attività di sostegno ad iniziative sociali dei vari territori, a progetti internazionali di solidarietà e sviluppo, al commericio equo e solidale, alla sicurezza alimentare, all’educazione al consumo consapevole ed alla difesa dell’ambiente.

Coop Nordest opera nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Mantova, Verona, Treviso, Venezia, Pordenone, Udine, Gorizia, Trieste. Grazie ad accordi con la cooperazione del Sait opera inoltre in Trentino.

Per 3 anni è stata membro del Collegio Sindacale di Banca Monte Parma e nell’assemblea del 28 aprile scorso è stata eletta nel Consiglio di Amministrazione della Banca stessa.

In virtù dell’iscrizione all’albo dei revisori contabili fa parte dei collegi sindacali di alcune altre aziende, fra cui l’Asipo di Parma (Associazione Interprovinciale Produttori Ortofrutticoli).

E’ inoltre fra gli amministratori del Consorzio Inrete, con sede a Modena, che associa le 5 grandi cooperative sociali emiliano romagnole (BO, RE, PR, FE, MO) e che si occupa della realizzazione di iniziative imprenditoriali nel settore dei servizi alla persona, nel quadro della programmazione pubblica e con strumenti innovativi (finanza di progetto, partenariato col pubblico ecc.).

PERCORSO POLITICO

Per cultura familiare ha sempre considerato la politica come il luogo in cui si esercita il diritto fondamentale alla partecipazione democratica, ci si confronta e ci si batte per un comune obiettivo di avanzamento sociale. Ritiene che non possa essere e non debba mai diventare un lavoro; ha senso solo finché può esprimere passione, comunanza di intenti, promozione delle idee, entusiasmo. Comporta impegno (in tutti i sensi, compreso quello necessario e nobile della “manovalanza”), serietà, rigore ed assoluta onestà, perché facendo politica si assume una delle maggiori responsabilità possibili: quella di operare per il bene comune facendo il miglior uso delle risorse disponibili.

Ha iniziato le prime attività politiche alle scuole superiori arrivando ad essere eletta come rappresentante degli studenti in Consiglio di Amministrazione dell’Università di Parma.

A 23 anni è stata eletta consigliere comunale di Parma nelle file del PCI. Dopo il 1° quinquennio, a 28 anni, ha preferito consolidare il suo percorso professionale, limitando l’attività politica, che tuttavia non è mai cessata. Ha quindi seguito il percorso di trasformazione del PDS in DS fino alla nascita del PD.
Sollecitata all’inizio dal suo circolo territoriale (il circolo Oltretorrente), poi da tutto il partito, ha ritenuto di accettare la candidatura alle Europee sicura di poter dare un contributo diretto soprattutto sui temi economici e alle grandi sfide che la crisi impone. Le competenze che ha accumulato nel tempo potranno servire a dare un contributo di qualità in questa fase di scelte cruciali - che si faranno soprattutto in sede europea - e che declineranno la società del futuro, che vorrebbe coesa, solidale, sicura e in armonia con l’ambiente.

Sito personale

Le risposte di Simona Caselli alle nostre domande:

Questionario Europa e Integrazione europea

1) Secondo lei, l’obiettivo dell’Europa deve essere la creazione di uno Stato Federale Europeo? Lei è favorevole a questa prospettiva in tempi brevi?

Sì, sarebbe il coronamento del sogno di Altiero Spinelli, una garanzia di pace ed un orizzonte solido e naturale per le giovani generazioni

2) Quali sono i tre principali settori dove, secondo lei, i poteri del Parlamento Europeo dovrebbero essere rafforzati ed estesi?

Politica estera, Politica sociale e del lavoro, Politica fiscale.

3) Lei è d’accordo con l’affermazione secondo cui la mancanza in seno al PE di un forte gruppo parlamentare realmente europeista sia una delle ragioni del rallentamento del processo di integrazione europea?

La presenza di numerosi parlamentari che si rifanno ad una cultura antieuropeista indubbiamente non aiuta, ma sono convinta che spetti soprattutto ai cittadini degli Stati membri compiere ogni sforzo affinché i loro parlamentari eletti, indipendentemente dal gruppo parlamentare cui appartengono, siano realmente europeisti.

4) Secondo il suo punto di vista, cosa bisognerebbe fare per incentivare e favorire il processo di integrazione europea?

La crisi in atto rischia di rallentare, se non di interrompere, il processo di integrazione europea; in questo senso può risultare opportuno dare maggior impulso all’Europa a due velocità, ovvero compiere ogni sforzo affinché si costituisca un nucleo di Federazione europea, cui gli altri Stati possano con i loro tempi aderire. In una prospettiva di crescente integrazione europea sarà poi possibile dare più potere al Parlamento Europeo rispetto ai governi locali

Diritti Civili

1) Secondo lei, sul tema dei diritti civili, l’Europa dovrebbe poter stabilire delle linee guida che tutti gli Stati europei devono poi rispettare?

Sì, certamente.

2) Sul testamento biologico, lei sosterrebbe in Europa, se ne avesse la possibilità, una legge di indirizzo basata sugli stessi principi del progetto del Senatore Ignazio Marino?

Si, con convinzione

3) Si batterebbe in Europa per ribadire che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali?

Sì.

4) Qual e’ secondo lei il giusto equilibrio tra il rispetto dei diritti e il rispetto delle coscienze individuali?

Non esiste un giusto equilibrio per le coscienze individuali: la coscienza individuale deve essere assolutamente libera. Bisogna semplicemente, ma vigorosamente, ribadire che il diritto di ciascuno, oltre a non ledere i diritti di alcun altro, non debba essere un dovere per altri.

Sicurezza sul lavoro, salario minimo, Welfare

1) Alcuni Stati europei sono contrari ad una regolamentazione europea dei diritti dei lavoratori. Di fronte ad una ipotetica minaccia, da parte di alcuni Paesi, di uscire dall’Unione nel caso in cui si andasse in quella direzione, lei privilegerebbe l’estensione dei diritti o il mantenimento di tutti i membri?

Senza dubbio alcuno, l’estensione dei diritti. I diritti del lavoro non possono essere oggetto di mediazioni al ribasso. Ho scritto proprio “diritti del lavoro” perché oggi vi sono forme di lavoro non subordinato che vanno tutelate, altrimenti si rischia che i diritti vengano promossi solo per chi già è, almeno in parte, tutelato. Del resto è ormai chiaro il superamento del diritto di veto è condizione assolutamente necessaria se si vuole una istituzione europea in grado di assumere decisioni efficaci ed in tempi compatibili con i problemi da risolvere.

2) Il PD ha riconosciuto come battaglie centrali negli ultimi mesi quelle per il salario minimo e la sicurezza sul lavoro, oltre a quelle da sempre portate avanti nei campi della salute e del Welfare in generale. Secondo lei, è pensabile l’idea di un “welfare europeo”, ovvero di stabilire delle garanzie minime per i lavoratori e i cittadini degli stati membri? Quale potrebbe essere un obiettivo realistico in questa direzione, e come potrebbe essere conseguito?

Il sistema di welfare europeo, sia pure articolato in legislazioni nazionali molto differenziate tra loro ha avuto un ruolo essenziale nell’evitare che la crisi economica gravissima in cui ci troviamo si tramutasse in una grave catastrofe sociale per i nostri cittadini. Si è dimostrato che il sistema di protezioni sociali scaturito dalla storia economica europea ha un ruolo essenziale nel fronteggiare le crisi. La consapevolezza maturata in questi mesi, unita alla evidente necessità di coordinare le politiche economiche per cercare di uscire dalla crisi fa sì che una politica per un welfare europeo sia pensabile e perseguibile Il manifesto del PSE adottato a Madrid nel dicembre scorso, proprio in vista delle elezioni, affronta direttamente la questione. Confermo pienamente la posizione espressa da Franceschini sulla collocazione dei parlamentari del PD, ma penso che i punti del Manifesto del PSE in materia di welfare siano un valido progetto di lavoro:
1. Rilanciare l’economia e prevenire nuove crisi finanziarie, cominciando con l’evitare che le nuove regole vengano scritte da coloro che ci hanno portato in questa situazione;
2. Un patto sociale più giusto nella nuova Europa, ripensando l’economia globale all’insegna della cooperazione, valutando accuratamente, come dice il premio Nobel Amartya Sen,”il nuovo modello economico senza dipendere da vecchi preconcetti che vedono la competizione come unica forza motrice delle attività umane”. Disfarsi dei vecchi preconcetti può anche significare, in concreto, mettere in discussione l’utilizzo del PIL come indicatore della salute economica di un paese, in favore di nuovi indicatori, già individuati dagli studiosi, che valutano il progresso economico anche in termini di qualità della vita e non solo di crescita del reddito;
3. Far sì che l’Europa sia la forza che guidi la lotta contro il cambiamento climatico;
4. Realizzare l’uguaglianza di genere in Europa (pari opportunità, pari retribuzioni, pari supporti alla maternità e alle politiche a sostegno delle famiglie);
5. .Sviluppare un’efficace politica migratoria europea;
6. Valorizzare il ruolo dell’Europa come partner per la pace, la sicurezza, e lo sviluppo.
Ben sapendo che la realizzazione di un Patto Europeo per il Progresso Sociale sarebbe prioritario perché obbligherebbe tutti i paesi dell’UE a garantire benefici sociali, per pensionati, disoccupati ed invalidi, adeguati ai loro bisogni e che permettano loro di vivere in dignità, personalmente sarei contenta, e convinta sostenitrice, dell’obiettivo della “clausola di progresso sociale”, come obbligo normativo, e della “valutazione di impatto sociale e ambientale” nella proposizione di nuove norme europee. Cosa quanto mai importante in questa fase anche per evitare che la crisi venga fatta pagare proprio a lavoratori, pensionati e, in genere, alle categorie più deboli.

Ambiente, Trasporti ed energia

1) Secondo lei, le politiche per la lotta al surriscaldamento globale dovrebbero essere incoraggiate anche se a discapito della crescita economica e dell’occupazione ?

Senza alcun dubbio. In realtà però non vedo perché si debbano presentare come alternative tra loro la lotta al cambiamento climatico e la crescita economica: anzi, e’ sempre piu’ evidente che la lotta al surriscaldamento deve passare anche attraverso la riconversione delle emissioni industriali verso livelli estremamente bassi (e ben al di sotto dei sia pure disattesi limiti degli accordi di Kyoto o di quelli ancor meno restrittivi di piu’ recenti summits sull’ambiente). Una politica a favore di questa riconversione, accompagnata da incentivi e investimenti a livello europeo e possibilmente mondiale, creerà invece nuovo lavoro, darà impulso alla crescita economica e offrirà alle aziende che la porranno tempestivamente in atto, vantaggi economici indiscutibili quando l’inevitabile obbligo dovrà essere imposto. Credo anche che le politiche di lotta al surriscaldamento globale dovranno essere accompagnate da incentivi internazionali al ripristino dei  boschi e delle foreste tropicali per aiutare ulteriormente la diminuzione del CO2 atmosferico. In questo senso, la politica europea del 20/20/20 (percentuali di miglioramento dell’efficienza  energetica, dell’uso di fonti rinnovabili e di diminuzione delle emissioni da ottenersi entro il 2020) mi sembra un buon primo passo.

2) Oggi “i fondi comunitari dedicati a tutelare l’ambiente sostengono vari progetti, quali la costituzione di economie rurali, competitive e rispettose dell’ambiente, con la maggior parte dei fondi destinati agli agricoltori, l’adeguamento del settore della pesca all’impoverimento degli stock di pesce, o i programmi ambientali che incoraggiano la tutela dell’ambiente in tutti i progetti politici.” Secondo lei, sarebbe giusto spostare una parte di questi fondi ambientali da pesca e agricoltura al sostegno delle energie rinnovabili? Se si, quanti di questi fondi (una piccola parte/una buona parte/la maggior parte).

Non credo che l’investimento nella tutela dell’ambiente possa essere configurao come una alternativa tra attività produttrici di cibo e attività produttrici di energia. Entrambe vanno sostenute vigorosamente (e possibilmente significativamente incrementate). I fondi per le energie rinnovabili dovrebbero eventualmente essere reperiti da altri capitoli come la fiscalità generale e le spese militari.

3) In considerazione delle peculiarità dei prodotti enogastronomici e delle biodiversità agricole italiane, e di quanto esse rappresentano in termini di ricchezza nazionale e di incentivo alla nostra offerta turistica, crede che gli europarlamentari italiani dovrebbero fare blocco per difenderli se necessario? Secondo lei, in casi come questi è più importante privilegiare l’interesse nazionale o la solidarietà come gruppo europeo?

E’ evidente che è necessario difendere i prodotti tipici e le biodiversità italiane; sono parmigiana, per cui so bene di cosa si parla! E’ bene peraltro ricordare che la difesa delle tradizioni nazionali (contemplata anche nell’art. 13 del TUE) non necessariamente viola la solidarietà europea.

4) La questione del nucleare e’ abbastanza complessa e riguarda, tra gli altri, costi effettivi (costruzione,   mantenimento e funzionamento, smantellamento), messa in sicurezza degli impianti e delle scorie prodotte, tempi di costruzione, comprendente anche l’accettazione da parte delle popolazioni vicine al luogo interessato, e gas serra, in un delicato bilancio che non sempre risulta a favore delle centrali a fissione rispetto ad altre forme di energia alternativa.A suo modo di vedere, in un programma europeo per la differenziazione delle fonti energetiche, quale ruolo deve essere riservato al nucleare ? E perche ?

Un ruolo importante ma decrescente nel tempo. Una molteplicità degli approvvigionamenti energetici è necessaria per diminuire la dipendenza da combustibili importati ed aumentare l’autosufficienza della UE, cautelandosi così da ogni forma di ricatto politico e per garantire la disponibilità di energia fino al momento, augurabilmente vicino, in cui le fonti rinnovabili saranno preponderanti. Per favorire questo processo occorrerà sostenere la ricerca sulle fonti alternative (solare, eolico, marino e fusione nucleare).

Libertà d’informazione

1) Secondo lei, il problema della concentrazione del potere mediatico all’interno dei singoli Paesi europei deve essere affrontato principalmente come un problema legato all’antitrust e alla concorrenza, oppure come un problema legato alla democrazia? In ogni caso, crede che si dovrebbero stabilire a livello europeo dei tetti pubblicitari per i diversi mezzi di informazione (TV, carta stampata, internet, etc.)?

Il problema della concentrazione del potere mediatico deve essere affrontato sia come problema legato all’antitrust e alla concorrenza, che come un problema legato alla democrazia. Penso che si dovrebbero stabilire senz’altro a livello europeo dei tetti pubblicitari per i diversi mezzi di informazione

2) Secondo lei le regole minime sugli standard di democrazia per i Paesi della UE, anche per Paesi che ne fanno già parte, devono considerare anche i temi della libertà d’informazione? A suo giudizio, la situazione italiana come dovrebbe essere valutata secondo criteri in questo campo (normale, delicata, grave, molto grave)? E secondo lei come dovrebbero essere affrontate eventuali violazioni di questi standard da parte di Paesi già membri?

La situazione italiana è evidentemente molto grave, sia sul piano della concentrazione del potere mediatico nelle mani di un capo del governo in evidente conflitto di interessi, sia per la concentrazione pubblicitaria sul mezzo televisivo, a scapito delle altre forme di comunicazione. Standard normativi europei in questo senso sarebbero senz’altro auspicabili, completi dei relativi meccanismi sanzionatori graduati per gravità delle violazioni.

3) Cosa ne pensa della possibilità, di cui si parla in questi giorni, di emanare leggi che in qualche modo limitino e controllino il flusso di informazioni su internet?

Sono assolutamente contraria. Di solito chi vuole controllare ha un suo interesse e difficilmente lo condivide con altri, cosa che non promette bene per democrazia.

Impegni personali se verrà eletto

1) Oggi i dati sulle assenze dei singoli deputati europei sono riservati. Lei è disposto ad impegnarsi a rendere pubblici i dati riferiti alla sue assenze? E’ favorevole a votare una modifica dei regolamenti perché il Parlamento Europeo renda pubblici questi dati per tutti i deputati?

Sì, è un atto di normale civiltà e di lealtà verso l’elettorato rendere pubblici questi dati. Personalmente credo sia opportuno rendere note anche le votazioni espresse sui singoli provvedimenti, pubblicandole sul sito internet del singolo deputato

2) Lei personalmente a quale raggruppamento europeo vorrebbe aderire nel PE: PSE, ALDE, o un altro da creare?

Al Partito Democratico Europeo, ovviamente ancora da ”creare”. Per la mia storia politica non avrei difficoltà a collocarmi nel PSE, ma sostengo lealmente la linea del Partito Democratico, rispettando fortemente l’altra corrente storica di pensiero fondatrice del PD che si rifà al cattolicesimo democratico. In sostanza starò in un gruppo federato con il PSE, saldamente collocato, quindi, nel centrosinistra europeo.

3) Attualmente il conservatore José Manuel Durao Barroso con l’appoggio unanime del PPE  (suo partito di appartenenza) e di una parte sostanziale del PSE sembra essere destinato ad un secondo mandato come presidente della Commissione Europea. Lei è d’accordo? Non pensa che le forze europee riformiste e di sinistra debbano promuovere un candidato che sia espressione di una Europa diversa da quella rappresentata dal candidato conservatore portoghese?

Non sono una fan dell’attuale Presidente, per cui credo che effettivamente il PSE e i Democratici dovrebbero promuovere un proprio candidato per la Presidenza dell’Unione. E’ chiaro che le prospettive di successo dipenderanno molto anche dall’esito di queste elezioni e dai rapporti di forza che si verranno a determinare. Una ragione in più per impegnarsi al massimo.

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