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Gianni Pittella


Gianni Pittella

Gianni Pittella è nato a Lauria il 19 Novembre del 1958, è sposato e padre di due figli. Vive a Lauria in contrada Rosa. Laureato in Medicina e Chirurgia, è specialista in Medicina Legale e delle Assicurazioni.

Innamorato della politica come passione civile, entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Socialista, di cui diventa Segretario Regionale e membro della direzione Nazionale. Consigliere comunale di Lauria nel 1979, è nell’80 il più giovane Consigliere Regionale d’Italia. Nell’esperienza regionale svolge ruoli diversi, da quello politico di Capogruppo a quello di governo, di Assessore alla Cultura prima e poi alle Attività Produttive.

Candidato al Parlamento ‘94, nella quota proporzionale, riporta la più alta percentuale di voti nel PSI. Candidato alle “Europee” (1994), è il primo dei non eletti con circa 30.000 preferenze. Alle elezioni politiche dell’aprile 1996 è stato eletto alla Camera dei Deputati nel collegio Lagonegrese-Val d’Agri. Membro della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera; Membro della Commissione Politiche comunitarie della Camera; Membro della Commissione speciale Bicamerale sul ciclo dei rifiuti; Presidente della Sezione Interparlamentare Italia e Ucraina; Fondatore e Direttore della Rivista “Il Segno Mediterraneo”. Il 13 giugno 1999 è stato eletto, con 64.499 preferenze, Deputato europeo.

È riconfermato al Parlamento Europeo nel giugno 2004 con 138.876 preferenze. Viene nominato, poi, Segretario generale della Delegazione italiana nel Gruppo PSE. Membro della Commissione Bilanci del Parlamento Europeo. Relatore ombra del Bilancio UE 2005. È stato Relatore Generale del Bilancio dell’Unione Europea del 2006. Membro della Commissione Industria, Ricerca e Energia, e della Commissione Speciale Temporanea per le Prospettive Finanziarie 2007-2013.

Fa parte della Delegazione inter-parlamentare UE-Moldavia e UE-Romania. È stato relatore generale del Bilancio CECA e relatore permanente della Commissione Bilanci per i fondi strutturali. Ha fatto parte del Gruppo di lavoro del PSE sull’Allargamento. Responsabile per i DS dell’Ufficio Italiani nel Mondo. Ha scritto “Rosso Antico” (1996), “Diario di bordo” (1997), “Sparlare, parlare, pensare” (1998), “Eurodiario” (1999-2000), “Il Triangolo della ricchezza” (2003), ” Europ@ ” (2004), “Dal Sud in Europa con Te” (2004), “Partiti europei e gruppi politici nel nuovo europarlamento dell’Unione a 25″ (2004), “Un’Europa per i cittadini” (2006).

Ricopre attualmente la carica di Presidente della Delegazione italiana nel Gruppo PSE al Parlamento europeo.

Sito personale

Le risposte di Gianni Pittella alle nostre domande:

Europa e Integrazione europea

1) Secondo lei, l’obiettivo dell’Europa deve essere la creazione di uno Stato Federale Europeo? Lei è favorevole a questa prospettiva in tempi brevi?

Si, l’Europa ha bisogno di un progetto costante di crescita e di sviluppo. La necessità di uno sviluppo dell’Unione europea fino allo Stato Federale è senz’altro un obiettivo da porci nei tempi più brevi possibili.

2) Quali sono i tre principali settori dove, secondo lei, i poteri del Parlamento Europeo dovrebbero essere rafforzati ed estesi?

Prima dev’essere adottato il Trattato di Lisbona. Col nuovo trattato il parlamento vedrà ampliare notevolmente le proprie competenze diventando vero co-legislatore in tutte le materie dove il Consiglio si esprime a maggioranza qualificata. Questo è il primo passo reale per dare poteri al parlamento. Ad oggi si può dire che i settori istituzionale, economico e dell’immigrazione sono tre ambiti in cui, come i recenti avvenimenti hanno dimostrato, c’è bisogno di maggior Europa.

3) Lei è d’accordo con l’affermazione secondo cui la mancanza in seno al PE di un forte gruppo parlamentare realmente europeista sia una delle ragioni del rallentamento del processo di integrazione europea?

Non credo, credo invece che troppo spesso il rallentamento del processo di integrazione dipenda dagli Stati membri, dalle loro posizioni assunte a Bruxelles e smentite poi in patria, e il caso del Trattato di Lisbona ne è un esempio.

4) Secondo il suo punto di vista, cosa bisognerebbe fare per incentivare e favorire il processo di integrazione europea?

Purtroppo non siamo riusciti a dotare l’Unione Europa di una Costittuzione. Questa sarebbe stata la risposta più consona per favorire l’integrazione. Bisogna allora riprendere lo spirito dei padri fondatori e del manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli e Nicola Rossi. Solo attraverso un progetto di futuro d’Europa l’Europa continua ad essere un sogno e avere capacità di attrazione. Bisogna impegnarsi in questa direzione ed evitare che il dibattito nazionale di uno Stato, prevalentemente di carattere interno, minacci come spesso è avvenutol a possibilità della crescita europea .

Diritti Civili

1) Secondo lei, sul tema dei diritti civili, l’Europa dovrebbe poter stabilire delle linee guida che tutti gli Stati europei devono poi rispettare?

E’ stata adottata la carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Già sulla base di questo documento esistono diritti civili che devono essere garantiti

2) Sul testamento biologico, lei sosterrebbe in Europa, se ne avesse la possibilità, una legge di indirizzo basata sugli stessi principi del progetto del Senatore Ignazio Marino?

Si, senz’altro.

3) Si batterebbe in Europa per ribadire che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali?

Ho scritto al Presidente della Commissione Barroso circa un anno fa per sollecitare la Commissione a presentare la direttiva orizzontale quadro contro tutte le discriminazioni. Fino all’ultimo pronunciamento del Parlamento, infatti, ci si preouccpava principalmente delle discriminazioni basate su razza e etnia sul luogo di lavoro. Grazie alla nostra azione è stata adottata una risoluzione che prevede la lotta alla discriminazione contro tutte le forme di discriminazione e in tutti gli ambiti.

4) Qual e’ secondo lei il giusto equilibrio tra il rispetto dei diritti e il rispetto delle coscienze individuali?

Vi sono materie nelle quali c’è un pregiudizio ideologico, io credo che si debba prima pensare alla tutela degli individui, anche di quelli più deboli. Nel cattolicissimo Belgio, dove al governo c’è un’ampia coalizione che prevede anche partiti cattolici, hanno adottato una legge che prevede il matrimonio tra individui dello stesso sesso e il “kit” per l’eutanasia acquistabile in farmacia.

Sicurezza sul lavoro, salario minimo, Welfare

1) Alcuni Stati europei sono contrari ad una regolamentazione europea dei diritti dei lavoratori. Di fronte ad una ipotetica minaccia, da parte di alcuni Paesi, di uscire dall’Unione nel caso in cui si andasse in quella direzione, lei privilegerebbe l’estensione dei diritti o il mantenimento di tutti i membri?

L’Unione Europea non può essere un’unione di interessi al ribasso. Il nostro obiettivo dev’essere sempre quello di una maggiore integrazione che implica una maggior tutela dei diritti dei lavoratori in tutti gli Stati membri. Abbiamo permesso alla Gran Bretagna un “opting out” sul pacchetto sociale, ma abbiamo visto che proprio i temi sociali siano quelli che più spaventano i cittadini europei. L’Europa, se vuole sopravvivere, deve lavorare per una forte coesione sociale al proprio interno e questo è possibile solo attraverso l’estensione dei diritti acquisiti a tutti gli Stati membri.

2) Il PD ha riconosciuto come battaglie centrali negli ultimi mesi quelle per il salario minimo e la sicurezza sul lavoro, oltre a quelle da sempre portate avanti nei campi della salute e del Welfare in generale. Secondo lei, è pensabile l’idea di un “welfare europeo”, ovvero di stabilire delle garanzie minime per i lavoratori e i cittadini degli stati membri? Quale potrebbe essere un obiettivo realistico in questa direzione, e come potrebbe essere conseguito?

Il progetto lanciato da Romano Prodi in qualità di presidente della Commissione Europea, “Strategia di Lisbona”, voleva proprio questo. Fare dell’Europa il continente più avanzato in materia di formazione e conoscenza. La nostra società si difende e si evolve solo grazie alla formazione dei nostri lavoratori, formazione che vuol dire non solo conoscenza del proprio lavoro ma anche opportunità per un lavoro migliore, maggior consapevolezza dei rischi e quindi prevenzione degli incidenti sul lavoro. Il sistema sociale europeo, almeno nella sua idea di base esiste, basta confrontarlo con altre aree del mondo, in primo luogo gli Stati Uniti, e vediamo di quali garanzie possano godere i nostri lavoratori rispetto ai lavoratori degli Stati Uniti o della Cina. Ma proprio la concorrenza di queste forti economie rappresenta una minaccia all’europa sociale che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Dobbiamo quindi rilanciare un’europa delle opportunità, del lavoro e della conoscenza. La Strategia di Lisbona ambiva a ciò ma sono stati i governi nazionali ad azzopparla ed oggi assistiamo al ridimensionamento dei suoi obiettivi.

Ambiente, Trasporti ed energia

1) Secondo lei, le politiche per la lotta al surriscaldamento globale dovrebbero essere incoraggiate anche se a discapito della crescita economica e dell’occupazione ?

La lotta al cambiamento climatico rappresenta la minaccia più grande per il nostro futuro e quello delle prossime generazioni. Non possiamo nasconderci dietro alla crisi economica per ritardare le scelte che dobbiamo compiere per tutelare il nostro ambiente. L’idea che la tutela dell’ambiente sia una minaccia economica è assolutamente sbagliata. Attravero le nuove tecnologie possiamo infatti prevedere la creazione di nuovi posti di lavoro, ci sono studi in quest’ambito che dimostrano quanto ciò sia possibile. Allora dobbiamo impegnarci per indirizzare le risorse economiche e finanziarie proprio in questo settore. Il governo Prodi aveva offerto la possibilità di installare pannelli solari per la produzione di energia pulita attraverso incentivi e prestiti bancari. Questo è un esempio concreto di stimolo all’economia verde. Come Parlamento europeo abbiamo costituito una commissione temporanea sui cambiamenti climatici, presieduta da un parlamentare del PD, Guido Sacconi, e abbiamo fortemente sostenuto le scelte dell’Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto di ridurre del 20% le emissioni di CO2, di produrre il 20% di energia attraverso energie pulite e arrivare al 20% del risparmio energetico entro il 2020. Cio`non significa fermare l’economia, al contrario, significa investire e dare una nuova direzione alle nostre produzioni.

2) Oggi “i fondi comunitari dedicati a tutelare l’ambiente sostengono vari progetti, quali la costituzione di economie rurali, competitive e rispettose dell’ambiente, con la maggior parte dei fondi destinati agli agricoltori, l’adeguamento del settore della pesca all’impoverimento degli stock di pesce, o i programmi ambientali che incoraggiano la tutela dell’ambiente in tutti i progetti politici.” Secondo lei, sarebbe giusto spostare una parte di questi fondi ambientali da pesca e agricoltura al sostegno delle energie rinnovabili? Se si, quanti di questi fondi (una piccola parte/una buona parte/la maggior parte).

L’energia è solo un aspetto del più vasto tema ambientale. Non si può ragionare nei  termini  posti dalla domanda, vale a dire sottraggo fondi  per la conservazione dello stock ittico o per sostegno allo sviluppo rurale per finanziare le energie rinnovabili.  Per quanto una concentrazione di fondi sulle energie rinnovabili potrebbe consentire una maggiore visibilità all’impegno europeo in materia ambientale tuttavia si tratta di un tema che necessita di un’integrazione trasversale in tutte le politiche. Il problema è dunque piuttosto quello di garantire un rafforzamento delle risorse nel loro insieme, senza necessariamente procedere ad una riaffettazione interna tra le varie politiche che integrano il tema ambientale. la commissione bilanci, e poi la plenaria del Parlamento europeo, si sono pronunciate sull’aspetto più puramente budgettario della questione, nell’ambito della relazione sulla revisione di metà periodo del quadro finanziario 2007-2013 (rapporto Boge). Di seguito la posizione approvata dalla plenaria e fortemente sostenuta dai socialisti:

sottolinea che le principali sfide cui l’UE è confrontata nel settore energetico nonché il fermo obiettivo della riduzione delle emissioni a livello mondiale richiedono lo sviluppo di tecnologie energetiche affidabili, rinnovabili e a ridotte emissioni di carbonio; a tal riguardo ritiene che il bilancio debba prevedere mezzi finanziari sufficienti a conseguire gli obiettivi del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche; rileva come tale piano non debba essere finanziato mediante la ridistribuzione di fondi messi a disposizione per i programmi comunitari di ricerca e innovazione;

invita la Commissione ad analizzare le possibilità di utilizzo delle nuove opportunità di finanziamento per velocizzare la realizzazione di progetti di interesse europeo concernenti le energie rinnovabili, con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

(i) il potenziamento delle infrastrutture di rete necessarie per sviluppare il potenziale dell’energia eolica e marina off shore;

(ii) lo sviluppo di interconnessioni con i paesi del Mediterraneo al fine di sfruttare pienamente il considerevole potenziale dell’energia eolica e solare termica nella parte meridionale dell’UE e nei paesi vicini;

(iii) l’adozione di sistemi di teleriscaldamento o teleraffreddamento basati sulla biomassa congiuntamente a un vasto programma di ammodernamento del parco immobiliare esistente;

rileva che l’efficienza energetica costituisce uno strumento fondamentale per contrastare la carenza di energia e la soluzione più vantaggiosa per ottenere rapidamente risultati nella lotta al cambiamento climatico, oltre a presentare il maggior potenziale in termini di convenienza ai fini della riduzione delle emissioni nel medio termine; invita la Commissione a studiare la maniera migliore per integrare opportunamente i fondi del bilancio comunitario con le iniziative adottate dagli Stati membri e gli altri strumenti politici finalizzati a promuovere l’efficienza energetica e sollecita lo stanziamento di ulteriori risorse per le iniziative in tale ambito, sia per quanto riguarda la produzione, che il consumo; ritiene che, in particolare, siano necessari investimenti più cospicui per incrementare l’efficienza energetica nel settore edilizio;

…ritiene che il fatto di dotare l’Unione delle risorse necessarie per realizzare la sua ambizione politica nei settori della sicurezza energetica e della lotta contro il cambiamento climatico dovrebbe costituire oggetto di una revisione a breve termine, indipendentemente dall’entrata in vigore del trattato di Lisbona; è pronto a considerare la possibilità di creare un fondo specifico a tal fine; sottolinea che tale tematica dovrà essere anche una delle massime priorità del prossimo QFP, magari attraverso un accordo globale sulle modalità di finanziamento delle politiche in materia di cambiamento climatico; valuta, in una prospettiva di lungo termine, la creazione di una nuova categoria che raggruppi tutte le politiche di bilancio riguardanti la lotta contro il cambiamento climatico;

sottolinea la necessità di una strategia coerente in tale ambito e rileva l’esigenza di integrare gli aspetti legati al cambio climatico nell’ambito di tutti i principali programmi, ad esempio quelli in materia di agricoltura, coesione, trasporti e reti energetiche, nonché dei programmi di sviluppo;

3) In considerazione delle peculiarità dei prodotti enogastronomici e delle biodiversità agricole italiane, e di quanto esse rappresentano in termini di ricchezza nazionale e di incentivo alla nostra offerta turistica,
crede che gli europarlamentari italiani dovrebbero fare blocco per difenderli se necessario? Secondo lei, in casi come questi è più importante privilegiare l’interesse nazionale o la solidarietà come gruppo europeo?

Credo che l’interesse dei nostri cittadini debba essere garantito. Un falso europeismo che vada contro le nostre comunità sarebbe un tradimento dell’idea di Europa. Negli anni passati ci siamo coordinati con tutte le forze politiche al Parlamento europeo per difendere interessi nazionali. Ciò è avvenuto soprattutto in ambito agricolo per tutelare le nostre produzioni e le nostre tradizioni.

4) La questione del nucleare e’ abbastanza complessa e riguarda, tra gli altri, costi effettivi (costruzione, mantenimento e funzionamento, smantellamento), messa in sicurezza degli impianti e delle scorie prodotte, tempi di costruzione, comprendente anche l’accettazione da parte delle popolazioni vicine al luogo interessato, e gas serra, in un delicato bilancio che non sempre risulta a favore delle centrali a fissione rispetto ad altre forme di energia alternativa. A suo modo di vedere, in un programma europeo per la differenziazione delle fonti energetiche, quale ruole deve essere riservato al nucleare ? E perche ?

In Europa esistono paesi che fanno uso del nucleare, come Francia, Belgio e Spagna, ad esempio e paesi che, come l’Italia, hanno deciso di rinunciare al nucleare. L’Europa non può imporre scelte del tipo di energia da produrre. Personalmente credo de in primo luogo debba esserci ricerca per sviluppare seriamente l’utilizzo delle energie alternative, in primo luogo il solare e l’eolico. Il nostro paese gode di un privilegio naturale da questo punto di vista che non è per nulla sfruttato. Dobbiamo però pensare anche alla ricerca senza escludere quella in ambito nucleare valutando i rischi, sempre più contenuti, legati ai generatori di quarta generazione che prevedono standard di sicurezza molto alti.

Libertà d’informazione

1) Secondo lei, il problema della concentrazione del potere mediatico all’interno dei singoli Paesi europei deve essere affrontato principalmente come un problema legato all’antitrust e alla concorrenza, oppure come un problema legato alla democrazia? In ogni caso, crede che si dovrebbero stabilire a livello europeo dei tetti pubblicitari per i diversi mezzi di informazione (TV, carta stampata, internet, etc.)?

Il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione, nel maggio 2004, sulla libertà d’informazione nella quale criticava la situazione italiana. Purtroppo questo è un ambito in cui il Parlamento non ha poteri. Sulla base dei poteri dell’Unione europea è attraverso altre vie, come la concorrenza che si possono mettere dei limiti.

2) Secondo lei le regole minime sugli standard di democrazia per i Paesi della UE, anche per Paesi che ne fanno già parte, devono considerare anche i temi della libertà d’informazione? A suo giudizio, la situazione italiana come dovrebbe essere valutata secondo criteri in questo campo (normale, delicata, grave, molto grave)? E secondo lei come dovrebbero essere affrontate eventuali violazioni di questi standard da parte di Paesi già membri?

La libertà di informazione è senz’altro un criterio per valutare il grado di democrazia esistente in un paese e la recente classifica stilata da FreedomHouse che ha declassato l’Italia in quest’ambito la dice lunga sulla situazione nel nostro paese. Siamo in una situazione definita parzialmente libera!! Credo che il problema debba essere affrontato in primo luogo nel paese dove il problema sussiste. Non si può delegare l’Europa a fare le cose che non vogliamo fare in patria. Dobbiamo essere noi stessi a prevedere una legge che garantisca il pluralismo dei media e la libertà dei mezzi di informazione.

3) Cosa ne pensa della possibilità, di cui si parla in questi giorni, di emanare leggi che in qualche modo limitino e controllino il flusso di informazioni su internet?

Internet è un mezzo per informarsi ed informare, dev’essere garantito e non limitato. E’ giusto prevedere una “governance” per internet ma non una restrizione delle informazioni che passano attraverso questo sistema.

Impegni personali se verrà eletto

1) Oggi i dati sulle assenze dei singoli deputati europei sono riservati. Lei è disposto ad impegnarsi a rendere pubblici i dati riferiti alla sue assenze? E’ favorevole a votare una modifica dei regolamenti perché il Parlamento Europeo renda pubblici questi dati per tutti i deputati?

Assolutamente si, senza alcun problema, l’attività parlamentare dev’essere trasparente e verificabile dagli elettori e il tasso di presenza è uno degli indici per valutare quest’attività.

2) Lei personalmente a quale raggruppamento europeo vorrebbe aderire nel PE: PSE, ALDE, o un altro da creare?

Fare un gruppo insieme al PSE

3) Attualmente il conservatore José Manuel Durao Barroso con l’appoggio unanime del PPE (suo partito di appartenenza) e di una parte sostanziale del PSE sembra essere destinato ad un secondo mandato come presidente della Commissione Europea. Lei è d’accordo? Non pensa che le forze europee riformiste e di sinistra debbano promuovere un candidato che sia espressione di una Europa diversa da quella rappresentata dal candidato conservatore portoghese?

Ho pubblicamente criticato Barroso per la sua debolezza e per essere ostaggio dei Governi. Non credo sia la persona adeguata per guidare la Commissione europea che dovrebbe essere un’istituzione dinamica e in grado di dare propulsione all’Europa. Credo che il PSE dovrebbe individuare un candidato alternativo.

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