Mario Pirillo
Mario Pirillo nasce l’11 settembre 1945 ad Amantea, dove attualmente risiede con la propria famiglia. Giornalista pubblicista, insignito della Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza dall’Università Internazionale di Studi Superiori “Pro Deo” di New York, è stato professore di ruolo presso l’IPSIA di Amantea.
In politica fin da giovanissimo, diventa Consigliere comunale di Amantea, rivestendo la carica di assessore dal 1972 al 1981 ed anche di capogruppo consiliare del suo partito, la Democrazia Cristiana. Nel 1981 viene nominato Presidente della USSL n. 11 di Amantea.
Nel 1990 è eletto Consigliere Regionale. In Consiglio Regionale ricopre gli incarichi di Presidente della II Commissione “Sviluppo Economico” nonché di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti. Nell’agosto del 1994 è nominato Assessore al Bilancio, Programmazione Finanziaria, Patrimonio, Demanio, Intervento Straordinario, Affari UE della Regione Calabria.
Rieletto nel 1995 Consigliere Regionale con circa 10 mila voti di preferenza (primo eletto in provincia di Cosenza) è riconfermato Assessore al Bilancio nell’ambito della prima Giunta Nisticò. Nel luglio dello stesso anno diventa Vice Presidente della stessa Giunta. Nell’agosto del 1997 è Capogruppo del CDU. Nel maggio del 1998 è tra i primi, in Calabria, ad aderire al progetto politico del Presidente Francesco Cossiga facendo nascere, all’interno del Consiglio Regionale, il Gruppo dell’UDR. Nel gennaio del 1999 è nominato Assessore Regionale all’Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca.
Candidato capolista dell’ Udeur nella Circoscrizione di Cosenza, nell’aprile del 2000 viene riconfermato Consigliere Regionale, risultando uno dei primi eletti in Calabria. Nel luglio dello stesso anno diventa Segretario Regionale del partito di Mastella. Nel febbraio del 2002 aderisce al progetto politico di Francesco Rutelli e fa nascere all’interno del Consiglio Regionale il Gruppo della “Margherita” di cui diventa Presidente.
Alle elezioni regionali del 3 e 4 aprile del 2005 risulta il primo degli eletti della Margherita in Calabria, riportando circa 12.000 preferenze. Il 13 marzo 2006 è tra i fondatori del Partito Democratico Meridionale. L’1 gennaio 2008 aderisce al gruppo consiliare del Partito Democratico. Attualmente riveste la carica di Assessore Regionale all’Agricoltura, Foreste, Forestazione, Caccia e Pesca; incarico riconfermato nel Loiero-bis, ter e quater.
Dall’ottobre 2006 ha ricoperto la carica di Vicepresidente di AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) di cui attualmente, in rappresentanza delle venti Regioni, è Sub Commissario.
Le risposte di Mario Pirillo alle nostre domande:
EUROPA E INTEGRAZIONE EUROPEA
1) Secondo lei, l’obiettivo dell’Europa deve essere la creazione di uno Stato Federale Europeo? Lei è favorevole a questa prospettiva in tempi brevi?
Assolutamente si. E’ chiaro che su economia, sicurezza, politiche ambientali ed agricole, l’Europa diventa la dimensione più funzionale allo sviluppo degli Stati nazionali.
2) Quali sono i tre principali settori dove, secondo lei, i poteri del Parlamento Europeo dovrebbero essere rafforzati ed estesi?
Per rendere l’UE più responsabile da un punto di vista democratico, i poteri del PE dovrebbero essere rafforzati in settori quali gli affari interni, l’agricoltura e il bilancio. D’altronde, questi sono anche i poteri che il trattato di Lisbona conferirà al PE. Bisognerebbe, altresì, rafforzare la politica estera e di difesa, per risponde anche alle istanze che provengono dal Medio Oriente, Iraq e Afghanistan.
3) Lei è d’accordo con l’affermazione secondo cui la mancanza in seno al PE di un forte gruppo parlamentare realmente europeista sia una delle ragioni del rallentamento del processo di integrazione europea?
No. Credo che siano gli Stati Membri, e quindi le forze politiche di scala europea, che mancano per una svolta concretamente europeista, rallentando il recepimento della normativa europea. Questo evidenzia un “Europa a due velocità”.
4) Secondo il suo punto di vista, cosa bisognerebbe fare per incentivare e favorire il processo di integrazione europea?
Il processo di integrazione europea deve essere concepito sotto due aspetti. Il lato dei cittadini, per cui è bene favorire l’insegnamento nelle scuole delle principali lingue europee, favorendo gli scambi interculturali. E poi il lato degli Stati membri, i quali debbono adoperarsi per agevolare il recepimento del diritto europeo.
DIRITTI CIVILI
1) Secondo lei, sul tema dei diritti civili, l’Europa dovrebbe poter stabilire delle linee guida che tutti gli Stati europei devono poi rispettare?
È la logica dello stare insieme. Politiche realmente efficaci necessitano di sinergia e condivisione; su questi temi l’emanazione di norme - principio cui gli Stati membri devono attenersi per la regolamentazione dei diritti civili può da un lato favorire l’affermazione di una soglia minima ineludibile di tutela e, dall’altro, contribuire a consolidare una coscienza europeista e, quindi, unitaria.
2) Sul testamento biologico, lei sosterrebbe in Europa, se ne avesse la possibilità, una legge di indirizzo basata sugli stessi principi del progetto del Senatore Ignazio Marino?
Guardi, sono questioni che afferiscono alla coscienza di ciascuno di noi. Sono un credente, rispetto i precetti della Chiesa di Roma; ma so anche che bisogna rispettare chi ha idee diverse dalle mie.
3) Si batterebbe in Europa per ribadire che le coppie omosessuali debbano avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali?
Diritti e doveri vanno garantiti a qualsiasi nucleo familiare, salvo sapere che per famiglia io intendo un uomo e una donna che condividono prospettive e problemi. Personalmente non riconoscerei l’istituto dell’affido alle coppie omosessuali, ma questa è una mia opinione personale.
4) Qual è secondo lei il giusto equilibrio tra il rispetto dei diritti e il rispetto delle coscienze individuali?
Una domanda da un miliardo di dollari! Tuttavia, bisogna riconoscere che il diritto romano prima, e quello italiano poi, sono riusciti fino ad oggi a trovare una soluzione mediana. Bisogna sforzarsi di continuare su questa direttrice, sapendo comunque che le nuove frontiere della scienza medica aprono riflessioni ben più complesse di quelle che abbiamo sviluppato negli ultimi decenni.
SICUREZZA SUL LAVORO, SALARIO MINIMO, WELFARE
1) Alcuni Stati europei sono contrari ad una regolamentazione europea dei diritti dei lavoratori. Di fronte ad una ipotetica minaccia, da parte di alcuni Paesi, di uscire dall’Unione nel caso in cui si andasse in quella direzione, lei privilegerebbe l’estensione dei diritti o il mantenimento di tutti i membri?
Mi batterei per l’affermazione di uno spirito autenticamente unitario che deve accompagnare le politiche di regolamentazione dei diritti dei lavoratori; su questo l’Europa può e deve giocare un ruolo importante. Ed è proprio sui temi dei diritti fondamentali che l’Europa non può abdicare alla sua mission.
2) Il PD ha riconosciuto come battaglie centrali negli ultimi mesi quelle per il salario minimo e la sicurezza sul lavoro, oltre a quelle da sempre portate avanti nei campi della salute e del welfare in generale. Secondo lei, è pensabile l’idea di un “welfare europeo”, ovvero di stabilire delle garanzie minime per i lavoratori e i cittadini degli stati membri? Quale potrebbe essere un obiettivo realistico in questa direzione, e come potrebbe essere conseguito?
Decisamente si. La crisi economico – finanziaria in atto ci pone di fronte a scelte importanti; il nuovo modo di fare impresa che dovrà sapersi coniugare con un significativo ed ineludibile innalzamento dei livelli qualitativi dello status di lavoratore. La soglia minima di tutela deve essere un obiettivo di breve periodo che deve camminare di pari passo con gli incrementi del PIL degli Stati membri.
AMBIENTE, TRASPORTI ED ENERGIA
1) Secondo lei, le politiche per la lotta al surriscaldamento globale dovrebbero essere incoraggiate anche se a discapito della crescita economica e dell’occupazione?
Si. La sfida di questo secolo si basa principalmente sulla tutela ambientale in tutti i settori. Ritengo che perseguendo tale politica ne trarremo vantaggio non solo nel campo ambientale, ma anche sotto l’aspetto dell’occupazione e quindi della crescita economica. Si noti infatti la strategia dell’UE volta a contenere i cambiamenti climatici, nel ridurre di almeno il 20% le proprie emissione interne entro il 2020.
2) Oggi “i fondi comunitari dedicati a tutelare l’ambiente sostengono vari progetti, quali la costituzione di economie rurali, competitive e rispettose dell’ambiente, con la maggior parte dei fondi destinati agli agricoltori, l’adeguamento del settore della pesca all’impoverimento degli stock di pesce, o i programmi ambientali che incoraggiano la tutela dell’ambiente in tutti i progetti politici.” Secondo lei, sarebbe giusto spostare una parte di questi fondi ambientali da pesca e agricoltura al sostegno delle energie rinnovabili? Se si, quanti di questi fondi (una piccola parte/una buona parte/la maggior parte).
Più che di spostamento parlerei di modulazione di fondi che sono destinati all’agricoltura. Dobbiamo implementare, all’interno delle Politiche di Sviluppo Rurale, le sfide ambientali di questo secolo, in modo da coniugare le risorse ambientali con quelle dell’agricoltura e della pesca.
3) In considerazione delle peculiarità dei prodotti enogastronomici e delle biodiversità agricole italiane, e di quanto esse rappresentano in termini di ricchezza nazionale e di incentivo alla nostra offerta turistica, crede che gli europarlamentari italiani dovrebbero fare blocco per difenderli se necessario? Secondo lei, in casi come questi è più importante privilegiare l’interesse nazionale o la solidarietà come gruppo europeo?
Guardi, difendere le proprie vocazioni significa essenzialmente difendere la nostra cultura, la nostra storia, evidentemente anche i nostri interessi. Peraltro, visti anche i tempi che viviamo, è fondamentale, per tutelare la nostra salute, conoscere anche tutti gli step delle produzioni enogastronomiche. Qualità e salute sono valori imprescindibili.
4) La questione del nucleare è abbastanza complessa e riguarda, tra gli altri, costi effettivi (costruzione, mantenimento e funzionamento, smantellamento), messa in sicurezza degli impianti e delle scorie prodotte, tempi di costruzione, comprendente anche l’accettazione da parte delle popolazioni vicine al luogo interessato, e gas serra, in un delicato bilancio che non sempre risulta a favore delle centrali a fissione rispetto ad altre forme di energia alternativa. A suo modo di vedere, in un programma europeo per la differenziazione delle fonti energetiche, quale ruolo deve essere riservato al nucleare ? E perchè?
Non vorrei che il nucleare rappresentasse una priorità delle nuove politiche energetiche europee. Non dimentico che le centrali nucleari producono attualmente circa un terzo dell’elettricità e il 15% dell’energia consumata nell’UE. Ritengo si debba invece puntare sull’implementazione ed il rafforzamento delle fonti rinnovabili, che rappresentano un’alternativa fondamentale ai combustibili fossili, senza attentare all’ambiente.
LIBERTÀ D’INFORMAZIONE
1) Secondo lei, il problema della concentrazione del potere mediatico all’interno dei singoli Paesi europei deve essere affrontato principalmente come un problema legato all’antitrust e alla concorrenza, oppure come un problema legato alla democrazia? In ogni caso, crede che si dovrebbero stabilire a livello europeo dei tetti pubblicitari per i diversi mezzi di informazione (TV, carta stampata, internet, etc.)?
La libertà di informazione e di informarsi è un diritto costituzionalmente garantito, e come tale rappresenta una delle caratterizzazioni della democrazia di un Paese. Non parlerei di limitazioni; piuttosto di regolamentazione al fine di una migliore fruibilità delle opportunità connesse allo sviluppo dei mezzi di comunicazione. Non sarebbe male partire dall’esperienza degli USA.
2) Secondo lei le regole minime sugli standard di democrazia per i Paesi della UE, anche per Paesi che ne fanno già parte, devono considerare anche i temi della libertà d’informazione? A suo giudizio, la situazione italiana come dovrebbe essere valutata secondo criteri in questo campo (normale, delicata, grave, molto grave)? E secondo lei come dovrebbero essere affrontate eventuali violazioni di questi standard da parte di Paesi già membri?
Assolutamente si. E l’anomalia italiana, del tutto evidente, andrebbe risolta, senza però costruire incompatibilità tra ruoli politici e ruoli economico-imprenditoriali. Occorre avere più coraggio nel regolamentare un settore così delicato per la democrazia. Il problema non è di un singolo Stato membro, di questo o quel Paese. È l’Europa che deve reclamare il suo ruolo e le sue responsabilità.
3) Cosa ne pensa della possibilità, di cui si parla in questi giorni, di emanare leggi che in qualche modo limitino e controllino il flusso di informazioni su internet?
Sono contrario. Limitare non è sinonimo di regolare. La stessa UE si adopera per assicurare che i cittadini e le imprese traggano beneficio dalla società dell’informazione.
IMPEGNI PERSONALI SE VERRA’ ELETTO
1) Oggi i dati sulle assenze dei singoli deputati europei sono riservati. Lei è disposto ad impegnarsi a rendere pubblici i dati riferiti alla sue assenze? E´ favorevole a votare una modifica dei regolamenti perché il Parlamento Europeo renda pubblici questi dati per tutti i deputati?
Si, sono favorevole. La scelta di Dario Franceschini va in questa direzione; e io sono completamente d’accordo.
2) Lei personalmente a quale raggruppamento europeo vorrebbe aderire nel PE: PSE, ALDE, o un altro da creare?
Un gruppo completamente nuovo, fatto da tutti i partiti progressisti di centrosinistra d’Europa.
3) Attualmente il conservatore José Manuel Durao Barroso con l´appoggio unanime del PPE (suo partito di appartenenza) e di una parte sostanziale del PSE sembra essere destinato ad un secondo mandato come presidente della Commissione Europea. Lei è d´accordo? Non pensa che le forze europee riformiste e di sinistra debbano promuovere un candidato che sia espressione di una Europa diversa da quella rappresentata dal candidato conservatore portoghese?
E’ importante per il bene dell’Europa scegliere esponenti autorevoli. Credo noi si debba lavorare in questa direzione.


